Minestra di verza e zucchine

Dedicata alle mie lettrici che sono (come il 90% delle donne) sempre a dieta o comunque attente alle calorie, la ricetta di oggi vi assicuro non costituirà (una volta tanto) un attentato ai buoni propositi di mangiare sano e leggero! Un piatto buono, scaldacuore e che favorisce anche la diuresi. Che volete di più? Il cioccolato, lo so!!!!

Per una versione ultra light questa minestra può essere consumata anche tal quale senza l’aggiunta di grano o riso, ma io sono contraria alle diete no-carb per cui vi do la versione “piatto unico”. Ho taggato la ricetta come gluten-free, anche se nella foto vedete il grano. Io la faccio in entrambe le versioni e sostituendo il grano con il riso il piatto è assolutamente adatto ai celiaci. Io ne preparo sempre in grande quantità (senza riso o grano) ed invasetto tutto per avere verdure belle e cotte (e gustosissime) pronte per essere scaldate e pappate mentre fuori piove!

minestra di verza e zucchine

Essendo la ricetta semplicissima ho deciso di impreziosirla con il video-procedimento del cestino di parmigiano con qualche suggerimento per non sbagliare (o sbagliare il meno possibile)! OcchiolinoSciauuuu!

Ingredienti per 4 porzioni:

  • 1/4 di verza
  • 2 zucchine grandi tagliate a tocchetti
  • 2 bicchieri di riso o grano
  • 2 cucchiai di olio
  • mezza piccola cipolla
  • acqua o brodo q.b.
  • sale q.b.
    per ogni cestino di parmigiano
  • 50g parmigiano grattugiato possibilmente non fresco

Procedimento:

  1. Pulire la verza, tagliarla finemente. Trasferire la verza con le zucchine e la cipolla in una pentola coprendo a filo con acqua o brodo. Cuocere con il coperchio per circa 20/30 min a fiamma moderata.
  2. Quando la verza è quasi del tutto cotta aggiustare di sale e unire l’olio ed il riso/grano e cuocere aggiungendo acqua al bisogno, lasciando la pietanza più o meno brodosa a seconda dei gusti.
  3. Servire con una generosa spolverata di parmigiano reggiano.
  4. Per ottenere un piatto unico e bilanciato è possibile completare la minestra  con abbondante parmigiano oppure servirla ben mantecata e non brodosa direttamente in un cestino di parmigiano per la cui realizzazione vi rinvio al video procedimento sotto. L’accortezza da rispettare è quella di utilizzare formaggio in busta preconfezionato e non quello grattugiato fresco al momento o al banco salumi. Il formaggio grattugiato fresco, infatti, contiene più umidità e rende più difficoltoso maneggiare la cialda, che, anzi, tenderà ad essere gommosa e palliduccia.

Provatela anche se non siete a dieta, mi raccomando!!!

minestra di verza e zucchine


Potrebbero interessarti anche:

involtini di verza riso e carne fagottini di grano minestra di merluzzo

Plum cake… sotto vetro

Vi avevo promesso una ricettuzza che vi avrebbe lasciato a bocca aperta. In realtà ho parzialmente mentito!!! Quella che vi suggerisco oggi non è tanto una ricettuzza quanto una tecnica, applicata però ad una ricetta da me stracollaudata e rifinita a puntino.

La ricetta è quella del plum cake allo yogurt con gocce di cioccolato che ho trovato dietro le bustine di lievito paneangeli (per le altre ricette andate qui), che ho replicato milioni di volte e leggermente modificato per un risultato sempre ottimo e molto molto simile anche al famosissimo  plum cake mulino bianco.

Ma se è proprio l“effetto plum cake mulino bianco” che cercate, allora l’applicazione di questa tecnica di cottura/conservazione del plum cake vi lascerà supersbalorditi.

Di cosa si tratta? Si tratta di cuocere l’impasto dentro un vasetto di vetro (di forma regolare, svasato, con la bocca più larga del fondo, come questi) e di richiuderlo con il proprio tappo ermetico non appena sfornato.

Plum cake sotto vetro

Come per i sughi e le minestre invasettate bollenti, con il raffreddamento, per effetto della diversa pressione all’interno, si creerà il sottovuoto che vi consentirà la conservazione a lungo del vostro plum cake (per un mesetto di sicuro, di più non ho resistito), pronto per essere aperto quando per la colazione proprio non avete nulla da mangiare. Non solo. L’umidità trattenuta all’interno lascerà umida la superficie proprio come accade con le merendine appena scartate. Una goduria indescrivibile.

Dove mi è venuta l’idea? In verità ho visto un paio di anni fa un video su youtube che spiegava questa tecnica. Era in tedesco, chissà come ho fatto a beccarlo… non sono riuscita più a trovarlo, ma sappiate che c’è.

Ovviamente la tecnica può essere applicata a qualsiasi ricetta e naturalmente la ricetta che vi suggerisco può essere preparata anche in una teglia tradizionale, in diverse varianti (semplicemente variando il gusto dello yogurt e aggiungendo uvetta, cocco, carote…) Occhiolino.

Io ormai, se ho vasetti dalla forma adatta a disposizione, metto sotto vetro qualsiasi preparazione, togliendo un mestolino di impasto a qualsiasi torta inforno! Oggi mi perdonerete l’eccesso di foto, ma voglio darvi l’idea della riuscita della cottura, sia con metodo tradizionale, sia “sottovetro”.

plum cake sotto vetro

Ingredienti:

  • 4 uova
  • 250 g zucchero al velo
  • scorza di arancia o limone grattugiata
  • 1 pizzico di sale
  • 250 g yogurt (qualsiasi gusto o bianco, ottimo con lo yogurt all’albicocca)
  • 150 ml olio di semi (io uso quello di arachidi)
  • 300 g farina
  • 100 g frumina PaneAngeli (amido di frumento)
  • 100 g gocce di cioccolato fondente
  • 1 bustina di lievito

plum cake sotto vetro interno

Procedimento:

  1. Sbattere a schiuma le uova con un pizzico di sale. Aggiungere lo zucchero e la buccia dell’arancia sino ad ottenere una massa cremosa.
  2. Unire lo yogurt, l’olio. Impastare la farina e la frumina a cucchiaiate, infine le gocce di cioccolato (TRUCCHETTO: passatele prima nella farina così non precipiteranno tutte sul fondo) ed il lievito.
  3. Per la cottura sotto vetro: versare l’impasto in un vasetto leggermente unto, dalla forma regolare e con l’apertura più larga della base (o dello stesso diametro) per facilitare l’estrazione del dolce una volta cotto. Per questa ricetta non riempirlo per più di un terzo dell’altezza, lo yogurt farà crescere molto l’impasto e se straborda non potrete richiudere il vasetto.
    Evitate di infarinare i vasetti: si creerà con il raffreddamenti una pappetta poco bella da vedere, ma comunque nulla togliendo alla riuscita del dolce.

    plum cake sotto vetro prima-dopo

  4. Sistemare i vasetti in una teglia (meglio evitare la leccarda del forno) e cuocere normalmente in forno per 25/30 min. a 170/180°. Appena lo sfornate chiudete il vasetto con il proprio tappo, lasciar freddare e… riporre in dispensa! Quando lo vorrete estrarre basterà scaldare il vasetto (aperto) vicino alla fiamma o per pochissimi secondi in microonde e il plum cake uscirà intatto da solo.

    plum cake sotto vetro - vasetto

  5. Per una cottura tradizionale versare l’impasto in due stampi per plum cake o uno stampo da ciambella del diametro di 24 cm, oppure ancora in uno stampo da muffin.
  6. COTTURA: 180° per 50-55 min (per i muffin 30 min).
    TRUCCHETTO: Quando effettuate la prova stecchino, non aspettate di tirare fuori lo stuzzicadenti pulitissimo. Il momento giusto per togliere il plumcake (e in generale qualsiasi torta che deve mantenersi umida) è quando allo stuzzicadenti restano attaccate tre o quattro bricioline!!! Occhiolino

plum cake

Allora??? Vi ho stupito??!!  Buona colazione a tutti!!!plum cake sotto vetro


Puoi applicare questa tecnica a questi altri dolci:

Coffeens - Muffins al caffè  zebra cake  camille

“Faij e fogghij” buone anche per un brunch! :O

Faij e Fogghij, fuori dalla Puglia, Fave e Verdure…

Purè di fave

Non è un piatto, è un racconto.
Il racconto dei contadini che svuotavano intere pagnotte per riempirle di purè di fave e consumarle nei campi, a metà della giornata di fatica e lavoro.
Il racconto del mestolo di legno che da noi si chiama “cucchiara ti li faij” (cucchiaio delle fave) tanto è radicato questo piatto nella nostra tradizione.
Il racconto di ogni venerdì in cui dopo la scuola mia nonna ci faceva trovare “li faij” con i bastoncini di pesce fritto o qualche volta i gamberetti fritti.
Il racconto dei prodotti della terra, ognuno dei quali si sposa bene con questo purè: li fogghij (lett. le foglie, ma significa verdura di campagna, che cresce spontanea e soprattutto amara), gli ortaggi tutti, i pomodori, i peperoni verdi fritti, persino la frutta, l’uva e le mele in primis.
E’ il racconto del pane raffermo che non va buttato, ma tagliato a pezzi e mischiato al purè.
E’ il racconto del giorno dopo, in cui scaldi le fave con un filo d’olio e rendi un avanzo più buono e ricco.
E’ il racconto della “spurchia” da estirpare da sotto le piante delle fave, dei baccelli secchi da calpestare con i piedi, delle vecchiette sedute nei cortili che “mozzicano le fave” con delle pietre per ingannare i lunghi pomeriggi di fine estate. Le puoi sentire dalla strada, puoi sentire quel ritmo cadenzato sempre uguale che quasi concilia il sonno.
E’ il racconto delle pignate sul fuoco e della cucina antica ed autentica.
E’ il racconto di innamorati il cui core batte per l’amata e “scquacquarescia comu ‘na pignata di faij” (=fa il rumore delle fave in ebollizione nella pignata sul fuoco).

E’ il racconto della mia vita. E’ il mio piatto preferito. E’ povero e ricco allo stesso tempo. Non c’è niente come le fave. Non cc’è nientij comu li faij.

E come si fanno le fave? La prima volta che le ho cucinate avevo circa 14 anni, mi sembrò una cosa semplice in fin dei conti, bisognava solo fare attenzione a non farle attaccare al fondo della pentola. Mia madre mi elogiò dicendo che non era da tutti esserne capaci. In verità la cosa “difficile” o meglio “laboriosa” delle fave è il contorno! A casa mia le fave si accompagnano con di tutto e di più (un po’ l’utilizzo che al nord si fa della polenta, ma assolutamente non c’è paragone: le fave sono buone anche senza niente!!!): insalata di pomodori e caroselle (detta acqua e sale), friggitelli fritti e salati con sale grosso, peperonata e naturalmente li fogghij: la verdura. Quella che c’è. A me piacciono moltissimo anche con la frutta!

Ogni famiglia ha la sua ricetta e segreto di preparazione. La ricetta che indico qui è quella che mi ha insegnato mia madre, che a sua volta l’ha appresa dai suoi genitori, e che grosso modo corrisponde anche al modo di prepararle di mia nonna paterna. Mi sono concessa una piccola divagazione SOLO sulla presentazione in bicchierini che lasceranno i vostri amici superfighi del brunch senza parole e soprattutto desiderosi di averne ancora!!! Il gusto, ve lo assicuro, è superautentico D.O.C.G.! Occhiolino

P1010512

Ingredienti:

  • ‘na francata di faij secchi a testa (= per ogni persona contare una quantità di fave secche contenuta nelle mani “a coppetta” di una donna adulta e non esile!)
  • acqua (q.b. a coprire a filo le fave nella pentola)
  • sale (meglio poco, al massimo se ne aggiunge alla fiine)
  • olio di oliva della Puglia (circa due cucchiai a testa)
  • pane raffermo
  • verdure, ortaggi, friggitelli, lampascioni, insalata di pomodori, …di tutto e di più

Regole d’oro:

  • Mettere a bagno le fave secche poche ore! L’ideale è metterle a bagno la mattina presto (es. 6:00) per cuocerle verso la tarda mattinata. Mai metterle a bagno dalla sera prima, perdono tutto il sapore (nonno docet).
  • Le fave devono essere tutte della stessa “mamma”, ovvero provenire da uno stesso raccolto (o essere della stessa grandezza), altrimenti le singole fave cuoceranno in tempi diversi o peggio ne rimarrà qualcuna cruda (nonna docet).
  • Di regola appena l’acqua inizia a bollire bisogna eliminare con una schiumarola la schiuma che fuoriesce dalle fave. Mio nonno era contrario. Dipende dai gusti!
  • Evitare di aggiungere le patate (alcune scuole di pensiero le prevedono, a me piacciono senza!) o di cuocere le fave in un brodo (come fa la Parodi, ma dove l’ha visto??!!)
  • Ricordate che le fave per la prima fase della cottura vanno lasciate in pace, mescolatele il più tardi possibile (quando l’acqua sarà quasi completamente assorbita).
  • Occhio agli schizzi in fase di ebollizione: a parte il colore, dovete considerare il purè di fave lava!
  • Le fave dopo la cottura vanno sbattute con forza cu la cucchiara ti li faij (con il mestolo di legno). Ma va bene anche aiutarsi con uno sbattitore elettrico!!!

P1010509

Procedimento:

Continua a leggere…

Crema di lenticchie rosse e mandorle

Al supermercato avevo letto al volo una ricetta Barilla sul retro della confezione di un formato di pasta che non comprerei mai: spaghetti tagliati. Prendendo spunto dall’idea che, formato di pasta a parte, mi sembrava molto valida ho deciso finalmente di sperimentare la confezione di lenticchie rosse decorticate che avevo comprato. Se non le trovate vanno benissimo anche le semplici lenticchie rosse non decorticate (per intenderci quelle piccole) che oltretutto erano quelle indicate nella ricetta sulla confezione Barilla.

P1010181

Ingredienti per 4 persone:

  • 350/400g lenticchie rosse decorticate
  • 180/200g pasta piccola (tipo tubetti)
  • cipolla, aglio, carota
  • 4 cucchiai di olio di oliva
  • due cucchiai di passato di pomodoro
  • brodo q.b.
  • 150g mandorle tostate e tritate grossolanamente
  • (facoltativo: prezzemolo)

Procedimento:

  1. Far insaporire per qualche istante le lenticchie con olio, cipolla, aglio e carota, senza farlo soffriggere.
  2. Aggiungere quindi il brodo caldo (poco meno di due litri), il passato di pomodoro e lasciar cuocere per 30 min circa (40 se utilizzate lenticchie non decorticate).
  3. Le lenticchie decorticate, come le fave, tendono a sfaldarsi in cottura, quindi non sarà necessario passarle al mixer, tuttavia per un risultato più omogeneo o se usate lenticchie non decorticate a cottura ultimata frullate il tutto con un minipimer.
  4. Cuocete la pasta direttamente nella zuppa di lenticchie, aggiungendo brodo caldo al bisogno e mescolando di continuo perché tende ad attaccare sul fondo.
  5. Servire guarnendo con le mandorle tostate e tritate che daranno un elemento di croccantezza molto piacevole e dal sapore molto indovinato!

Potrebbero interessarti anche:

lenticchie  passato verde  Bicchierini di fave

Cotolette di pollo con salsa ai funghi

Questo è un altro piatto da leccarsi i baffi che prepara mia madre… L’ingrediente segreto di mia madre però proviene dalle scorte di “detush staff” (=commerciabili solo in Tedeschia) che ci porta mio zio dalla Germania, tuttavia si può ottenere un ottimo risultato anche senza! E se siete a dieta vi garantisco che la versione light (che trovate qui) è altrettanto appetitosa ed appagante.

pollo funghi

Ingredienti per 4 persone

  • 500g petti di pollo impanati
    Per rendere più gustosa la panatura aggiungete al pangrattato un cucchiaio di formaggio, una grattata di aglio e un trito di salvia Occhiolino
  • 700g funghi misti o champignon
  • qualche pomodorino o due cucchiai di passato di pomodoro (facoltativo)
  • Olio q.b. (almeno 6/8 cucchiai)
  • peperoncino piccante
  • sale
  • prezzemolo
  • uno spicchio di aglio
  • tre cucchiaini rasi di farina o fecola di patate
  • brodo q.b. anche granulare

Procedimento

  1. Fare un soffritto con olio, aglio e insaporire i funghi. Lasciar cuocere in una padella a fuoco vivo con il coperchio, aggiungere il pomodoro, una tazza d’acqua o brodo. Aggiustare di sale.
  2. Quando i funghi sono cotti aggiungere la fecola di patate stemperata in mezzo bicchiere d’acqua o brodo e unire al sughetto lasciando ritirare ed addensare un poco la salsa.
  3. Nel frattempo friggere le cotolette di pollo. Quando le cotolette sono pronte mischiarle alla salsa di funghi e servire con abbondanti cucchiaiate di salsa. La scarpetta è d’obbligo, oppure, potete accompagnare il pollo a del riso bianco che poi condirete con la stessa salsina ai funghi.

Suggerimento salvatempo: Potete preparare la salsa ai funghi in maggiore quantità, invasettarla quando è ancora bollente, appena spegnete il fuoco. Capovolgete quindi i vasetti ben chiusi per far formare il sottovuoto, e una volta freddati, conservarli in frigo per una decisa di giorni (io faccio così per avere cibarie di scorta per la pasua pranzo o la cena lampo al ritorno dal lavoro). Come detto è ottima sia con le cotolette ma anche per condire del riso o della pasta.


Potrebbero interessarti anche:

pollo alle mandorle  polpette di pane  saltimbocca alla romana

Lenticchie

Con i crostacei, in purè, nei bicchierini… ormai i legumi si reinterpretano in mille modi… ma la volete sapere la verità? Io li adoro i legumi, e soprattutto li amo preparati alla maniera tradizionale. Sarò un po’ retrò per essere una foodblogger? Ma se tutti postano le ricette ultramoderne, quelle tradizionali e semplici chi le deve postare? E poi, io non sono una foodblogger, sono una golosona appassionata di web e scrittura che ai suoi piatti dedica qualche foto e post sul web (come dire: quello lì non è pedofilo, gli piace la compagnia delle minorenni).

Le lenticchie io le faccio così:

lenticchie

Ingredienti per 4 persone:

  • una “francata” (quantità in una mano di donna messa a coppetta!) di lenticchie secche a testa (circa 200g)
  • 8 cucchiai di olio evo
  • una carota
  • una costa di sedano
  • mezza cipolla
  • uno spicchio d’aglio privato del germe interno (la parte verde, è indigesta)
  • due pomodori pelati o dei pomodorini freschi
  • sale q.b.

(Video)Procedimento:

Continua a leggere…