Un classico rivisitato: bicchierini e budinetti capresi

L’insalata caprese è tanto buona quanto semplice da realizzare. Pochi ingredienti rigorosamente di stagione e di ottima qualità fanno la differenza tra un piatto “banale” e un secondo estivo superbo… e light, che non guasta!

bicchierini capresi

Ci si prova e riprova a presentare in maniera innovativa questo classico soprattutto nei blog, dove postare l’insalata caprese pura e semplice potrebbe sembrare poco accattivante. Anche io da un po’ pensavo alla “mia” versione moderna, magari in bicchierino, poi però mi sono resa conto che non è proprio una supernovità, quindi l’idea in più che ho voluto sperimentare per voi è la versione “budino”. In realtà di gelatina ne ho messa quanto basta per realizzare una crema di pomodoro (e di mozzarella) che tenga la forma ma che non abbia la consistenza gommosa. Ai più attenti verrà in mente la ricetta della crostata con gelatine di frutta di Montersino, la cui tecnica ho applicato a questa ricetta con un ottimo risultato!

budinetti capresi
Ma tranquilli, per quelli che vogliono sperimentare ma solo un passettino alla volta e per quelli che appena leggono colla di pesce chiudono il libro delle ricette, c’è la versione semplice senza gelatina in fogli (e anche una ultra semplificata senza bicchierini!!!) Occhiolino

Ingredienti per circa 8 bicchierini:

  • 120g mozzarella fiordilatte
  • 2 grossi pomodori maturi (circa 300g)
  • un mazzetto di basilico
  • mezzo bicchiere di latte (+ altro mezzo bicchiere per la versione budinetto)
  • olio evo (tre/quattro cucchiai scarsi), sale e pepe q.b.
  • 8g (4 fogli) di gelatina in fogli

Procedimento:

  1. Pelare i pomodori: incidere la buccia con un segno a croce e scottarli per un minuto in acqua bollente, quindi immergerli in acqua ben fredda e spellarli come se fossero banane!!! (Conservate le bucce e lasciatele asciugare nel forno a microonde con una bassa potenza per 5 minuti, saranno delle ottime decorazioni Occhiolino). Eliminare quindi i semi e tagliare i pomodori a cubetti.
  2. Frullate i pomodori con un filo di olio e parte del basilico (conservate le foglie più piccoline e carine per la decorazione). Aggiustare di sale e pepe.
  3. Frullare anche la mozzarella con un filo di olio, sale, pepe e qualche fogliolina di basilico aggiungendo mezzo bicchiere scarso di latte, quanto basta a che la consistenza della mozzarella sia simile alla ricotta (non liquida e leggermente granulosa).
  4. Per i bicchierini semplici:
    1. Versare il composto di mozzarella in un bicchierino di circa 70/80ml riempiendolo per circa metà.
    2. Quindi versare il succo di pomodoro  riempiendo quasi fino all’orlo il bicchierino . Decorare con una fogliolina di basilico e servire accompagnando con grissini o crostini di pane.
      bicchierini capresi
      Nota: Se non avete dei bicchierini un’idea carina è anche quella di servire la caprese “frullata” a mo’ di quenelle –in questo caso meglio usare meno latte- adagiate le quenelle di mozzarella su dei crakers e “sporcate” con un cucchiaino di succo di pomodoro. Consiglio: Preparate i “crostini” all’ultimo momento per non ammollare troppo i crakers.crostini capresi
  5. Per i budinetti: Ammollare la gelatina in acqua fredda.
    1. scaldare una parte del succo di pomodoro nel microonde (basta che arrivi a circa 50°) e sciogliervi all’interno 2 fogli di gelatina (la proporzione deve essere di circa 1 foglio di gelatina ogni 70g di liquido) quindi unire al resto del succo di pomodoro.
    2. Versare il succo di pomodoro sul fondo di bicchierini da shot (meglio se usa e getta) e far rapprendere in freezer (bastano 15-20 minuti).
    3. Nel frattempo scaldare mezzo bicchiere di latte e sciogliervi all’interno i restanti due fogli di gelatina, quindi unire al composto di mozzarella.
    4. Quando il succo di pomodoro è rappreso versare anche il composto di mozzarella. Lasciar rapprendere per altri 15-20 min. in freezer.
    5. Per sformare immergere per qualche istante i bicchierini in acqua ben calda e adagiare i budinetti su piattini monoporzione. Bastano 7-10 min. a temperatura ambiente perché arrivino alla giusta consistenza. Cremosissimi e gustosissimi, un “dessert salato” di grande effetto!!!

P1010109d

La “foglia rossa” che vedete è buccia di pomodoro essiccata nel micro! Occhiolino Partecipo con questa ricetta alla raccolta tutti pazzi per il brunch. Banner a lato.


Potrebbero interessarti anche:

grissini sfogliati semi di papavero  pollo alle mandorle  Bicchierini di fave

Annunci

Pina colada… cake and verrines!

E’ da qualche mese, da quando ho preparato la mia ultima mimosa, che medito su come poter realizzare una torta pina colada, ossia che riproponesse i profumi e i sapori del famoso cocktail a base di latte di cocco e ananas.

Mi sono però subito resa conto che l’idea, per quanto spontanea, non era originale: molti nel web l’hanno già sperimentata. Tuttavia le ricette viste in giro non mi appagavano (soprattutto per l’uso smodato della panna) perciò ho deciso di improvvisare e procedere senza l’utilizzo né di panna, né di latte di cocco. E allora, vi chiederete, che dolce pina colada è? Ma ovvio! La pina colada di Cle! Occhiolino

pina colada cake

Ingredienti:

  • 1 pan di spagna di 24 cm (apri il link per vedere la ricetta)
  • 1 lit. + 300ml di latte intero (per la Dolceneve)
  • 8 tuorli
  • 8 cucchiai di farina
  • 8 cucchiai di zucchero
  • 100g + 150g cocco
  • una lattina di ananas sciroppato
  • un cicchetto di rum (o aroma rum se la volete analcolica)
  • 1 dose di dolceneve paneangeli

Procedimento:

  1. Preparare la crema pasticcera al cocco: Mettere a bollire un litro di latte con 100g di cocco.
    • Nel frattempo sbattere i tuorli con lo zucchero e la farina in un recipiente che possa essere messo sul fuoco. Quando il latte è pronti filtrarlo e versarlo nel composto di uova e zucchero. Pressare il cocco rimasto nel colino per far uscire tutto il latte e l’aroma del cocco.
    • Trasferire la crema sul fuoco e portare a bollore mescolando di continuo.
    • Trasferire la crema pronta in un recipiente per far raffreddare, comprendo con della pellicola per alimenti.
    • Quando è ben fredda preparare della panna montata (io uso la dolceneve paneangeli) ed unirne metà alla crema pasticcera ben fredda.
  2. Tagliare il pan di spagna ricavando un disco di circa un centimetro dalla parte superiore, quindi svuotare il pan di spagna della mollica lasciando circa un centimetro di bordo.OLYMPUS DIGITAL CAMERA
  3. Bagnare il pan di spagna con il succo dell’ananas sciroppata mischiata al rum. Spezzettare qualche fetta di ananas e disporla su tutto il fondo della torta, quindi ricoprire di crema chantilly fin sopra il bordo.
    P1010076
  4. Bagnare anche il disco di pan di spagna rimasto e sovrapporlo alla torta. Ricoprire tutta la superficie e i bordi del dolce con la crema rimasta.
  5. Decorare il bordi e la superficie del dolce con farina di cocco fatta aderire alla crema con le mani e fette di ananas sciroppato.

pina colada cake

Con gli ingredienti che dovessero avanzare (es. la mollica, ananas e crema) potete creare dei graziosi shots di pina colada… da mangiare!!! Se poi vi va anche di berla… ecco le dosi! Occhiolino

pina colada verrinespina colada verrines


Potrebbero interessarti anche:

bicchierini tiramisù  mimosa  Dolcetti al cocco

“Faij e fogghij” buone anche per un brunch! :O

Faij e Fogghij, fuori dalla Puglia, Fave e Verdure…

Purè di fave

Non è un piatto, è un racconto.
Il racconto dei contadini che svuotavano intere pagnotte per riempirle di purè di fave e consumarle nei campi, a metà della giornata di fatica e lavoro.
Il racconto del mestolo di legno che da noi si chiama “cucchiara ti li faij” (cucchiaio delle fave) tanto è radicato questo piatto nella nostra tradizione.
Il racconto di ogni venerdì in cui dopo la scuola mia nonna ci faceva trovare “li faij” con i bastoncini di pesce fritto o qualche volta i gamberetti fritti.
Il racconto dei prodotti della terra, ognuno dei quali si sposa bene con questo purè: li fogghij (lett. le foglie, ma significa verdura di campagna, che cresce spontanea e soprattutto amara), gli ortaggi tutti, i pomodori, i peperoni verdi fritti, persino la frutta, l’uva e le mele in primis.
E’ il racconto del pane raffermo che non va buttato, ma tagliato a pezzi e mischiato al purè.
E’ il racconto del giorno dopo, in cui scaldi le fave con un filo d’olio e rendi un avanzo più buono e ricco.
E’ il racconto della “spurchia” da estirpare da sotto le piante delle fave, dei baccelli secchi da calpestare con i piedi, delle vecchiette sedute nei cortili che “mozzicano le fave” con delle pietre per ingannare i lunghi pomeriggi di fine estate. Le puoi sentire dalla strada, puoi sentire quel ritmo cadenzato sempre uguale che quasi concilia il sonno.
E’ il racconto delle pignate sul fuoco e della cucina antica ed autentica.
E’ il racconto di innamorati il cui core batte per l’amata e “scquacquarescia comu ‘na pignata di faij” (=fa il rumore delle fave in ebollizione nella pignata sul fuoco).

E’ il racconto della mia vita. E’ il mio piatto preferito. E’ povero e ricco allo stesso tempo. Non c’è niente come le fave. Non cc’è nientij comu li faij.

E come si fanno le fave? La prima volta che le ho cucinate avevo circa 14 anni, mi sembrò una cosa semplice in fin dei conti, bisognava solo fare attenzione a non farle attaccare al fondo della pentola. Mia madre mi elogiò dicendo che non era da tutti esserne capaci. In verità la cosa “difficile” o meglio “laboriosa” delle fave è il contorno! A casa mia le fave si accompagnano con di tutto e di più (un po’ l’utilizzo che al nord si fa della polenta, ma assolutamente non c’è paragone: le fave sono buone anche senza niente!!!): insalata di pomodori e caroselle (detta acqua e sale), friggitelli fritti e salati con sale grosso, peperonata e naturalmente li fogghij: la verdura. Quella che c’è. A me piacciono moltissimo anche con la frutta!

Ogni famiglia ha la sua ricetta e segreto di preparazione. La ricetta che indico qui è quella che mi ha insegnato mia madre, che a sua volta l’ha appresa dai suoi genitori, e che grosso modo corrisponde anche al modo di prepararle di mia nonna paterna. Mi sono concessa una piccola divagazione SOLO sulla presentazione in bicchierini che lasceranno i vostri amici superfighi del brunch senza parole e soprattutto desiderosi di averne ancora!!! Il gusto, ve lo assicuro, è superautentico D.O.C.G.! Occhiolino

P1010512

Ingredienti:

  • ‘na francata di faij secchi a testa (= per ogni persona contare una quantità di fave secche contenuta nelle mani “a coppetta” di una donna adulta e non esile!)
  • acqua (q.b. a coprire a filo le fave nella pentola)
  • sale (meglio poco, al massimo se ne aggiunge alla fiine)
  • olio di oliva della Puglia (circa due cucchiai a testa)
  • pane raffermo
  • verdure, ortaggi, friggitelli, lampascioni, insalata di pomodori, …di tutto e di più

Regole d’oro:

  • Mettere a bagno le fave secche poche ore! L’ideale è metterle a bagno la mattina presto (es. 6:00) per cuocerle verso la tarda mattinata. Mai metterle a bagno dalla sera prima, perdono tutto il sapore (nonno docet).
  • Le fave devono essere tutte della stessa “mamma”, ovvero provenire da uno stesso raccolto (o essere della stessa grandezza), altrimenti le singole fave cuoceranno in tempi diversi o peggio ne rimarrà qualcuna cruda (nonna docet).
  • Di regola appena l’acqua inizia a bollire bisogna eliminare con una schiumarola la schiuma che fuoriesce dalle fave. Mio nonno era contrario. Dipende dai gusti!
  • Evitare di aggiungere le patate (alcune scuole di pensiero le prevedono, a me piacciono senza!) o di cuocere le fave in un brodo (come fa la Parodi, ma dove l’ha visto??!!)
  • Ricordate che le fave per la prima fase della cottura vanno lasciate in pace, mescolatele il più tardi possibile (quando l’acqua sarà quasi completamente assorbita).
  • Occhio agli schizzi in fase di ebollizione: a parte il colore, dovete considerare il purè di fave lava!
  • Le fave dopo la cottura vanno sbattute con forza cu la cucchiara ti li faij (con il mestolo di legno). Ma va bene anche aiutarsi con uno sbattitore elettrico!!!

P1010509

Procedimento:

Continua a leggere ““Faij e fogghij” buone anche per un brunch! :O”